Comitato Civico Posillipo    

via Posillipo 203, 80123, Napoli    

 

Ambiente e Fauna

via Petrarca 40, 80122, Napoli

 

Coordinamento premio “Bruno d’Alessandro

Via Posillipo n. 203 – 80123 Napoli

 

 

Premio “Bruno d’Alessandro”

2010-2011

Migliore lavoro sulle tematiche della protezione e conservazione del paesaggio e della natura

 

 

Comunicato stampa

                                                                      

Con una breve cerimonia – svoltasi il 27 gennaio u.s. in forma privata presso il Circolo Nautico Posillipo di Napoli – si è concluso il concorso per l’assegnazione di n. 3 premi in memoria del Prof. Bruno d’Alessandro, promosso dalle Associazioni “Comitato Civico Posillipo” e “Ambiente e Fauna”, su alcune tematiche ambientali di cui il Prof. d’Alessandro è stato convinto assertore e sostenitore.

Sono risultati vincitori, in base alle valutazioni espresse dalla Commissione giudicatrice, presieduta dal Prof. Guido Trombetti, Assessore alla Università e alla Ricerca scientifica della Regione Campania, già Rettore dell’Università degli studi di Napoli “Federico II”, il cui interessamento alla iniziativa è stato vivamente apprezzato:

 

1. MariaGiovanna Veneruso, Facoltà di Giurisprudenza, per un lavoro su “La gestione e la tutela della fauna selvatica: analisi della normativa interna, verifica di compatibilità con le fonti internazionali ed europee, prospettive di riforma”. Abstract e Conclusioni.

 

2. Adriano Di Prisco e Alessia Montesano, Facoltà di Veterinaria, per un lavoro a firma congiunta su “La fauna selvatica e il suo habitat. Uso, abuso, conservazione”. Abstract e Conclusioni.

 

Inoltre, le Associazioni proponenti, su proposta della Commissione giudicatrice, tenuto conto dell’impegno mostrato dagli altri partecipanti e degli spunti pregevoli contenuti nei loro lavori, hanno ritenuto di attribuire un riconoscimento ex-aequo ai candidati:

3a. Fatima Melis, per il lavoro sul tema riservato agli studenti della Facoltà di Architettura dal titolo: “Il paesaggio come elemento dello spirito. Napoli, la sua costa, il suo mare”. Sintesi

3b. Stefano Catalano, per il lavoro sul tema riservato agli studenti della Facoltà di Veterinaria dal titolo: "Malattie infettive delle specie esotiche" Tesi sperimentale. Viene studiato ed affermato uno dei principi fondamentali della ecologia e dell’equilibrio ambientale. Frontespizio Tesi e Conclusioni.

 

 

I rappresentanti dell’Associazione Ambiente e Fauna

Dott.ssa Paola Dantonio                                                     

Dott. Bruno Laterza                                                           

 

Il Presidente del “Comitato Civico Posillipo”                        

Arch. Isabella Guarini                                                        

 

torna alla Homepage


LA GESTIONE E LA TUTELA DELLA FAUNA SELVATICA: ANALISI DELLA NORMATIVA INTERNA, VERIFICA DI COMPATIBILITÀ CON LE FONTI INTERNAZIONALI ED EUROPEE, PROSPETTIVE DI RIFORMA

 

di MariaGiovanna Veneruso

 

ABSTRACT

Il lavoro si propone di approfondire le tematiche relative alla gestione e alla tutela della fauna selvatica sotto il profilo della normativa vigente, sia in ambito internazionale sia in ambito interno.

Il primo capitolo è dedicato al profilo definitorio, nel senso che si cerca di offrire una definizione del concetto di fauna selvatica, al fine di meglio perimetrare l'oggetto della trattazione. Si individua, così, una definizione propria del senso comune, con alcune classificazioni, e una definizione tecnica,· elaborata dagli studiosi; in particolare, si cita la nota definizione di La Greca, entomologo, fondata sui tre aspetti fondamentali della dinamicità, della storicità e della interattività.

Si accenna, poi, al problema della estinzione delle specie animali, riportando alcuni dati statistici relativi sia alle specie estinte negli ultimi decenni sia alle specie a rischio di estinzione, secondo le più recenti stime effettuate dalla Unione mondiale della Conservazione. Vengono, inoltre, indicati i più rilevanti fattori incidenti sul processo di estinzione, quali i forti cambiamenti climatici, l'inquinamento, l'urbanizzazione, la deforestazione, l'aumento demografico, il commercio illegale degli animali, il bracconaggio, etc.

Nel secondo capitolo viene analizzata in modo dettagliato la normativa, internazionale e nazionale, avente ad oggetto la gestione e la tutela della fauna selvatica. La trattazione è stata organizzata secondo diversi settori di interesse. Così, nel primo paragrafo si affronta la problematica connessa al commercio internazionale delle specie di fauna minacciate da estinzione. In questo paragrafo, dopo aver esaminato il fenomeno nella sua dimensione concreta e attuale, ci si sofferma soprattutto sulla analisi delle disposizioni contenute nella Convenzione di Washington del 1973, nota anche con il suo acronimo C.I.T.E.S., nonché dei regolamenti comunitari che ne danno attuazione (n. 338/1997, n. 997/2010) e della legge italiana di ratifica della Convenzione stessa (l. 874/1975 e l. 150/1992). Nel secondo paragrafo, invece, si procede alla disamina delle disposizioni dettate in tema di giardini zoologici. In particolare, l'attenzione è dedicata alla direttiva europea n. 1999/22 e alle leggi italiane che vi hanno dato attuazione (d.lgs. 73/2005, d.lgs. 192/2006). Viene così analizzata la procedura relativa all'autorizzazione necessaria per l'apertura di un giardino zoologico e alle ispezioni esperibili dalle autorità preposte al controllo. Il terzo paragrafo è, poi, dedicato all' analisi delle disposizioni normative aventi ad oggetto l'attività circense. In questo ambito, però, deve denunziarsi un'assoluta lacunosità della disciplina, che merita forte censura; in realtà, in questo settore lo sforzo del legislatore sembra tutto teso a regolamentare il flusso di finanziamenti da riservare agli esercenti la attività circense, senza alcun impegno volto a disciplinare le condizioni e il trattamento riservato agli animali impegnati nei circhi. Si segnala anche un disegno di legge sul tema, che però risulta giacere da tempo al Senato, in attesa di essere posto all'ordine del giorno. Nel quarto paragrafo è contenuta la descrizione della disciplina relativa alla caccia e all'attività venatoria, contenuta nella nota legge 157 del 1992. Particolare attenzione viene dedicata, oltre che alle disposizioni che disciplinano l'attività venatoria e le competenze riservate in materia alle Regioni e alle province, alle norme che incriminano, prevedendo sanzioni penali, le condotte di inosservanza delle relative disposizioni. Infine, il quinto paragrafo  è dedicato all'analisi delle disposizioni contenute nel codice penale a tutela del sentimento per gli animali (libro II, titolo IX). In particolare ci si sofferma sull'evoluzione normativa subita negli ultimi anni, con l'introduzione (2004) di un intero titolo dedicato a dettagliate fattispecie incriminatrici che puniscono molteplici condotte di maltrattamento, di sfruttamento e di impieghi illeciti di animali; nonché con l'inasprimento delle sanzioni penali e con la previsione di sanzioni accessorie. L'ultimo capitolo contiene alcune osservazioni conclusive di sintesi e alcuni spunti propositivi in termini di prospettive di riforma.

CONCLUSIONI

Dopo aver cercato di analizzare le varie normative inerenti alla tutela e alla gestione della fauna selvatica si può ritenere di non aver trovato una forte discrepanza tra le fonti internazionali e la normativa interna. Quest'ultima ha cercato e cerca di dare attuazione alle varie discipline internazionali senza però raggiungere dei veri risultati almeno per ciò che concerne determinati settori. In realtà, ciò che manca è una volontà concreta a preoccuparsi della salvaguardia delle specie animali attraverso ad esempio controlli costanti e a sorpresa nelle strutture che si occupano della gestione della fauna o che comunque possiedono una certa quantità si specimen. Le leggi analizzate focalizzano la loro attenzione sulla disciplina delle attività relative alla fauna selvatica senza concentrarsi su quelli che sono le necessità della fauna stessa. Dovrebbe dunque mutare la prospettiva di tutela, in cui l'animale dovrebbe essere messo al centro della disciplina internazionale e soprattutto interna, dovrebbero essere previsti controlli concreti e specificate le autorità competenti a effettuare questi ultimi, in possesso di poteri efficaci. La riforma del Codice penale introdotta dalla L.189\2004 sembrava aver centrato, almeno in parte, il problema ma le deroghe introdotte dall'art. 19-ter ne hanno senza dubbio vanificato la portata. Fino a quando le specie animali non verranno considerate alla pari degli uomini, e non oggetti da commercializzare, prede da cacciare, fenomeni da baraccone da ammirare, pelli e pellicce da indossare, non cambierà nulla e le leggi saranno solo la testimonianza che l'uomo ritiene di essere l'unico padrone del mondo e di tutto ciò che lo abita.


 

La fauna selvatica e il suo habitat. Uso, abuso, conservazione.

di Adriano Di Prisco e Alessia Montesano

 

ABSTRACT

I Serragli del futuro: realtà italiane ed internazionali

Il lavoro condotto propone un'analisi sulla tematica del mantenimento del benessere animale in esemplari tenuti in cattività nei Giardini Zoologici. Particolare attenzione è stata posta al rispetto dei criteri adottati dalla comunità scientifica internazionale per il Welfare animale soprattutto per le specie a maggior rischio di estinzione, che rientrano nelle appendici CITES (Convention on International Trade in Endagered Species), come leoni asiatici, tigri e panda giganti. È stata poi approfondita la tematica delle nuove tecniche e sperimentazioni, previste dagli EEP (programmi europei di riproduzione in cattività), a cui i singoli istituti possono aderire, per incrementare le popolazioni a rischio, mettendo a disposizione i propri esemplari. L'indagine, della durata di sette mesi, è frutto della collaborazione con cinque diverse strutture, tre italiane e due estere. Il Giardino Zoologico di Napoli, con le sue innumerevoli problematiche, mostra sforzi immensi per riportare la propria fama agli albori di qualche decennio addietro. La nuova gestione sembra aver dato forte slancio alla struttura con un progetto di restyling da ben 13 milioni di euro. Il Bioparco di Roma, grazie alla meticolosità e alla verosimiglianza degli exhibit proposti, si colloca tra i primi posti in Europa nella sua categoria. Fasanolandia, una struttura complessa, che confonde il pubblico con una duplice natura, integrando un paradiso terrestre con tecnologia Iudica d'avanguardia. Lo Smithsonian National Zoo di Washington D.C. vanta una delle strutture più complete al mondo e ospita numerose specie protette, spesso oggetto di importanti piani di riproduzione. L'Audubon Natural Institute, infine, che ha fatto della ricerca scientifica la sua arma vincente, conquistando lo status di leader del settore a livello mondiale. Le tre strutture italiane hanno permesso di focalizzare l'attenzione sullo stato in cui volgono gli zoo dell'area centro-meridionale, le altre due hanno consentito una comparazione necessaria al fine di ottenere una visuale di più ampio spettro. Durante i soggiorni presso codeste importanti realtà, è stato possibile intervistare anche lo staff tecnico, dando così particolare rilevanza agli aspetti medico-veterinari. Sono state, quindi, presentate riflessioni sulle difficoltà delle singole strutture, il più delle volte legate ad insufficienze logistiche o ad errate politiche manageriali, ma ne sono stati considerati anche i punti di forza, sui quali è necessario insistere per far progredire il processo di miglioramento. Conciliando le conoscenze medico-veterinarie, acquisite con la sensibilità verso la tematica della conservazione delle specie, sono stati ipotizzati, infine, possibili modelli compatibili con le singole necessità amministrative e l'etica professionale, alla stregua delle proposte avanzate dalla comunità scientifica, europea ed extra­europea, dalla quale non si può certamente prescindere.

 

CONCLUSIONI

Questo lavoro è nato dalla volontà di approfondire le nostre conoscenze sull'argomento in esame e di render noto, attraverso una panoramica generale, lo stato attuale dei principali giardini zoologici dell’ area centro-meridionale della penisola italiana. Scegliendo di partire da quanto a noi più familiare, ovvero lo Zoo di Napoli, ci siamo addentrati in un territorio sicuramente non facile. Senza presunzione e con tantissima voglia di imparare, siamo riusciti ad estendere l'analisi nella direzione di realtà, paradossalmente, non molto distanti dalla nostra, per quanto riguarda l'aspetto logistico, ma che hanno mostrato un'impronta completamente diversa, se non diametralmente opposta, per quanto riguarda, invece, la totalità delle attività svolte. Purtroppo abbiamo tristemente constatato che le condizioni in cui versa il nostro Zoo sono ormai inaccettabili e non possono più passare inosservate: un radicale rinnovamento si rende ora necessario e improrogabile.

Il Bioparco di Roma ha, diversamente, un approccio sicuramente più propositivo per quanto riguarda la mission educativa ed è, prendendo come riferimento le realtà estere con le quali siamo entrati in contatto, quello che maggiormente risulta conforme ai criteri della rete internazionale degli zoo. Il parco di Fansanolandia è stato sicuramente quello che ha manifestato maggiori contraddizioni: a nostro avviso, è stato perso di vista, a causa della complessità di questa struttura, l'aspetto fondamentale scientifico-educativo che differenzia i giardini zoologici contemporanei dalle antiquate manifestazioni fieristiche. Indagando a fondo, ci siamo resi conto che questo elemento è presente, ma giace velato, ed è a disposizione solo di chi già possiede particolare predisposizione e attitudine verso l'argomento in esame. Il network europeo ha infatti preso atto che i parchi zoologici cittadini dovranno vertere sempre più su di un modello in cui l'animale risulti completamente integrato con il suo habitat naturale, cercando di ridurre al minimo tutti i fattori che possano determinare la perdita delle caratteristiche intrinseche. Solo una conoscenza scrupolosa dell'animale e delle sue abitudini in natura potrà chiarificare quanto delicato sia un ecosistema e quanto importante sia preservarne l'esistenza e, solo in questo modo, si potrà avere un reale feedback positivo dalle nuove generazioni (e si spera anche dalle meno giovani). Conseguenza di ciò è il tentativo di applicare la nuova filosofia de "l'uomo in gabbia e l'animale libero", che punta a mimetizzare al massimo i percorsi per i visitatori in modo da poter ammirare dall'esterno i diversi habitat ed il comportamento degli animali in wild. Ci auguriamo che, però, non si arrivi alla mistificazione e all'esasperazione degli aspetti più crudi della vita "selvaggia', come proposto dal modello cinese verso il quale si stanno orientando anche gli altri zoo dell'Est. Senza nessuna via di fuga per la preda, il triste spettacolo si conclude in pochi minuti. Definita "live feeding", ovvero alimentazione in tempo reale, questa pratica dà al visitatore, previo versamento di un esiguo corrispettivo in denaro, la possibilità di assistere ad una battuta di caccia in tempo reale: un animale a scelta verrà rilasciato nell'area di un grande predatore. Il suo prezzo può variare a seconda della specie ed è consultabile su un apposito tariffario. Ciò rappresenta un'errata mercificazione della violenza, in cui non vengono rispettati i giusti equilibri competitivi che si ritrovano in natura, e ci fa tornare in mente, piuttosto, i vecchi scontri tra gladiatori, in cui il popolo di dilettava nell'assistere ad impari, crudeli e sanguinolenti scontri cruenti. In questo modo, inoltre, passerebbe un messaggio del tutto errato: siamo di fronte ad una natura crudele in cui tutto ha un prezzo, dove è inevitabile che il "forte" vinca sul "debole", e dove l'uomo, dominatore incontrastato del mondo e non più parte di esso, può averne continua conferma. Il nostro pensiero è diametralmente opposto e auspichiamo che, quanto prima, assisteremo ad un'inversione di tendenzaConsiderando le diverse strutture visitate, comprese quelle extra-europee, abbiamo notato, fortunatamente, una buona risposta della comunità scientifica nel tentativo di un miglioramento del benessere animale e nella ricerca di tecnologie sempre più avanzate per aumentare il numero delle nascite e incrementare le popolazioni a rischio. Il nostro senso critico ci induce però a sperare che, in alcuni casi, gli ingenti investimenti sulle nuove tecnologie, possano essere utilizzati anche per preservare l'habitat naturale della specie a rischio; lo sforzo, volto all'incremento del numero di esemplari su scala mondiale, dovrebbe riguardare, quindi, direttamente gli animali allo stato brado oltre che quelli in cattività. A questo punto ci sorge spontaneo pensare che l'incremento delle popolazioni delle specie in cattività sia solo una manovra commerciale, atta a tutelare i parchi dagli eventuali eventi evolutivi negativi che possono determinare la scomparsa di una determinata specie che acquisterà, a quel punto, un valore economico inestimabile. Ciò che a noi preme, ribadiamo, è il valore dell'animale come patrimonio biologico dell'umanità ed è questo l'unico fine eticamente consentito dei numerosi programmi di riproduzione animale in cattività. Speriamo che le nostre supposizioni siano errate anche se sinora, il passaggio da  “laboratorio-animale in cattività" a “reinserimento-adattamento-incremento della popolazione", risulta ancora molto laborioso e lontano dall'obiettivo finale a causa delle difficoltà, di carattere etologico, riscontrate. Facendo convergere, invece, le attenzioni, sì sulle sperimentazioni in laboratorio ma anche su metodologie che non interessano l'animale in senso strictu, si potrebbe ricomporre quel puzzle perfetto che è l'ecosistema e della cui disfatta noi stessi siamo artefici. Nel 2010, la comunità scientifica non può avere, a nostro avviso, un'attività solo propositiva, ma deve cimentarsi nell'applicazione, ovviamente con la consapevolezza di tutti i rischi che essa comporta. In fondo, per quanto sia possibile ricreare ambienti idonei alla sopravvivenza di un animale, questo sarà sempre ben lontano dall'ambiente ideale dove può, invece, vivere serenamente. Tutti gli esemplari, siano essi ex-situ o in-situ, risentono di fattori determinanti per il mantenimento di tutti gli habitus che lo caratterizzano, o lo avrebbero caratterizzato, conducendo una vita wild. Tra questi ricordiamo:

·     Lo stress, di cui già abbiamo accennato in precedenza. Esso è una risposta cumulativa risultante dall'interazione dell'animale con il proprio ambiente e che passa attraverso le vie nervose. Intense o prolungate stimolazioni - possono provocare risposte anomale dell'animale. Esistono, inoltre, diversi tipi di stress: somatico (il più evidente), psicologico, comportamentale (anch’esso molto evidente in casi di marcato malessere) e misto. E’ veramente difficile individuare uno stressor quando ha già agito in quanto, questo, può avere diversa natura: può essere di tipo fisico, come l’essere maneggiato o il contatto con l'uomo, oppure può essere di tipo somatico, come un suono inaspettato, e così via. Pertanto è fondamentale la prevenzione. I fattori psicologici giocano un ruolo essenziale nell'adattamento di un animale: lo stato iniziale di apprensione può intensificarsi in stati di ansia, paura o addirittura terrore. Ciò provoca, il più delle volte, un'intensa frustrazione quando, ad esempio, le normali alternative sono negate o l'animale non può né scappare né difendersi viste le limitazioni che la cattività comporta.

·     È proprio la restrizione un altro importante fattore influente. Sancire la cattività di un animale è un'assunzione di responsabilità che i più sottovalutano. Ogni evento restrittivo si ripercuoterà necessariamente ed inevitabilmente sul comportamento, sia questo attraverso la riduzione dell'attività muscolare o l'immobilizzazione (ipocinesia) con sostanze chimiche, sia attraverso manualità fisiche.

Esistono anche molte considerazioni coerenti con la natura degli animali; ad esempio, è doveroso rispettare i cicli circadiani e pertanto bisognerebbe operare sugli animali diurni nelle ore di buio, viceversa per gli animali notturni. Ci rendiamo conto che questa necessità non può essere sempre rispettata, ma sarebbe un buon inizio tentare di creare le migliori condizioni per farlo, evitando di trasportare gli animali su grossi e rumorosi camion a tutte le ore del giorno e della notte, senza criterio alcuno. Durante le nostre visite abbiamo avuto la possibilità di interloquire con il personale veterinario e le patologie più frequenti che si rinvengono in cattività sono:

·     Problemi di tipo artrosico dovuti, il più delle volte, all'innalzamento della longevità dei soggetti, oppure, in alcuni casi più precoci, ad un insufficiente sviluppo delle masse muscolari, causati da recinti troppo ristretti, in fase di accrescimento.

·     Atteggiamenti anomali e stereotipati, indice di un elevato grado di stress.

·     Patologie ossee di origine metabolica, legate maggiormente, ad errori nella dieta o comunque di carattere manageriale.

·   Patologie legate all'accoppiamento tra esemplari con elevata consanguineità, il cosiddetto inbreeding, che provoca un innalzamento del tasso di deformità, strabismo, ipofertilità, infertilità, oppure, in caso di gravidanza, patologie come il   freemartinismo, oppure ancora agenesie o aplasie.

·     Zoonosi, epizoonosi e parassitosi, prevenute per lo più attraverso attenti piani vaccinali, profilattici e con periodiche bonifiche delle aeree che ne necessitano.

In conclusione il nostro lavoro vuole essere anche un monito per noi stessi, che ci apprestiamo ad intraprendere la carriera veterinaria, e per il lettore, ad una maggiore sensibilità verso la salvaguardia dell’ ecosistema in toto. L'etologia è una materia vastissima e sono innumerevoli le componenti che regolano il benessere animale, pertanto è da tener presente che non si può ottenere un buon risultato garantendo solo la possibilità di adempiere alle grandi funzioni organiche (mangiare, bere, dormire, etc.). La scienza è un mezzo eccezionale, ma pur sempre un mezzo, per combattere la guerra all’estinzione del regno animale; la vittoria risiede, però, nelle mentalità, nei modus vivendi delle popolazioni umane, che possono e devono scegliere di mettersi al servizio di un mondo che è, anche, ma non solo, il proprio.


 

IL PAESAGGIO COME ELEMENTO DELLO SPIRITO. NAPOLI, LA SUA COSTA, IL SUO MARE.

di Fatima Melis

 

SINTESI

La tesi parte da un excursus sull'analisi storica del contesto napoletano, incentrando l'attenzione sulla permanenza della toponomastica nell'attuale impianto urbano focalizzando l'interesse sulla città bassa, area portuale e mercantile.

Segue una descrizione della scelta dei punti focali su cui canalizzare l'attenzione in fase di progetto e su quali sono gli elementi e i collegamenti da ripristinare.

Descrizione del progetto di riqualificazione dell'area, sia a livello morfologico che a livello del significato storico e culturale cercando di enfatizzare l'importanza rivestita in passato da quest'area.

In allegato due tavole di ipotesi di progetto con scelta di assi privilegiati, organizzazione degli spazi, scelta della vegetazione e dei materiali da utilizzare.

 

Lì, 26 novembre 2010  


 

UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI NAPOLI FEDERICO Il FACOLTÀ DI MEDICINA VETERINARIA

CORSO DI LAUREA MAGISTRALE IN MEDICINA VETERINARIA

DIPARTIMENTO DI PATOLOGIA E SANITÀ ANIMALE

Sezione di Patologia Aviare

 

 

TESI DI LAUREA SPERIMENTALE

IN

Malattie Infettive delle Specie Esotiche

 

ADATTAMENTI MORFO-FUNZIONALI NELLA

PARASSITOFAUNA GASTROINTESTINALE DELLA

COMUNITÀ DI LAGOMORFI IN PIEMONTE

Relatori:                                            Candidato:              

Ch.mi Proff.                                       Stefano CATALANO

Ludovico DIPINETO                           Matr.: N73/627        

Laura RINALDI

 

ANNO ACCADEMICO 2008/2009

CONCLUSIONI

L'introduzione di una specie animale esotica, in particolar modo se non vi è un'adeguata gestione, può essere responsabile di un serio danno per la fauna autoctona, sia a causa dell'instaurarsi di una competizione diretta verso specie animali simili dal punto di vista ecologico e biologico, sia per la possibilità di costituire un veicolo per l'introduzione di patogeni in un nuovo ecosistema (Dove 2000; Rizzo e Garbelotto 2003). L'ingresso di nuovi agenti può andare ad alterare il delicato equilibrio tra la popolazione ospite e quella parassitaria; lo studio di Kennedy e Guégan (1994) è solo uno dei tanti esempi che dimostrano come tali introduzioni possano sbilanciare persino il più stabile dei sistemi ospite-parassita. Inoltre, le teorie sempre più accreditate riguardanti il progressivo surriscaldamento del pianeta (Harvell et aL 1999, 2002) ed i cambiamenti d'origine antropica responsabili del declino di diverse comunità animali in natura (Daszak et al. 2000), sembrano essere causa di un numero sempre più crescente di malattie infettive e parassitarie, con un pesante e grave impatto sulle specie animali, che non possiedono adeguati strumenti di difesa (Hudson et al. 2006; Mouritsen e Poulin 2002). In un contesto del genere, la comprensione dei meccanismi, relativi alle interazioni trofiche tra patogeni, ambiente esterno e popolazioni animali naturali, è un'assoluta necessità.

Questa tesi non rappresenta altro che uno studio esplorativo, un'indagine preliminare riguardante la macro-comunità formata da lagomorfi e relative specie parassitarie in Piemonte; molti approfondimenti sono necessari per poter comprendere qual è la strada intrapresa dall'evoluzione delle comunità parassitarie. Tra questi è sicuramente necessaria un'analisi che chiarisca quale sia la nicchia fondamentale delle diverse specie parassitarie; solo in tal modo potremo capire se si è instaurata a livello parassitario quella che Holmes (1973) definisce “interactive site segregation". Riportiamo un esempio che chiarisca questo concetto di non facile acquisizione: T. calcaratus e T. retortaeformis potrebbero parassitare lo stesso distretto anatomico intestinale di L. europaeus, entrando di conseguenza in competizione, oppure, viceversa, potrebbero sfruttare nicchie differenti, all'interno di tratti enterici differenti, a causa o di una specificità di nicchia o dell' esito di un'interazione competitiva che relega la specie perdente all'utilizzo di una nicchia sub-ottimale. Che sia dipendente dalla nicchia o meno, le risposte adattative riscontrate in questo studio sono esclusive modificazioni fenotipiche o alla base si è verificata una fissazione genetica di tali caratteri? La risposta a tale domanda potrebbe costituire uno spunto di ricerca futura, tanto più se si considera che gli studi sull' eterogeneità genetica, all'interno di una popolazione parassitaria, sono veramente pochi (Blouin et al. 1992, 1995; Dallas et al. 2001), e che la maggior parte di essi evidenzia come differenze o similitudini fenotipiche, in realtà, possano celare una co-specificità o, al contrario, l'evoluzione di nuove specie parassitarie. Inoltre, l'indagine preliminare che questo studio rappresenta potrebbe essere vista come un invito alla formulazione di un modello che parta dall'analisi del parassita per giungere a conclusioni riguardanti la comunità delle specie ospiti; in quest'ottica lo sviluppo di una ricerca, incentrata sull'efficacia della reazione immunitaria, potrebbe fornire i presupposti per un'analisi epidemiologica che coinvolga l'intera popolazione. Questo concetto di “immuno-epidemiologia" potrebbe portare alla creazione di un ponte tra le dinamiche che si succedono all'interno dell' ospite e quelle che, invece, avvengono a livello di popolazione, sia ospite, che parassitaria (Gupta et al. 1996).

In conclusione, le diverse ipotesi di ricerca futura e questa stessa tesi non sono assolutamente fini a sé stesse, in quanto si collocano in un ambito, quello relativo all' ecologia evolutiva parassitaria, capace di racchiudere e di permettere l'intersezione di molte discipline, dalla medicina umana e veterinaria alle scienze agrarie, dall'epidemiologia alla gestione faunistica, ed il cui studio può aiutarci nella comprensione dell'ecologia di comunità dei vertebrati superiori. In tal senso le lacune sono ancora molte (Poulin 2007a) e la richiesta di solidi modelli d'interazione ospite-parassita resta estremamente elevata (Hatcher et al. 2006); considerate le premesse ed i risultati conseguiti da questa tesi, la comunità dei lagomorfi presente sul territorio piemontese, alpino e di pianura, rappresenta un sistema di assoluto interesse per la realizzazione di un modello riguardante le interazioni, ecologiche ed evolutive, tra i parassiti ed i propri ospiti.  


torna alla Homepage