Comitato Civico Posillipo Ambiente
e Fauna
via
Posillipo 203, 80123, Napoli via
Petrarca 40, 80122, Napoli
Coordinamento
premio “Bruno d’Alessandro
Via Posillipo n. 203 – 80123 Napoli
Premio “Bruno d’Alessandro”
Migliore lavoro sulle tematiche della protezione e conservazione del
paesaggio e della natura
Comunicato stampa
Con una breve cerimonia – svoltasi il 27 gennaio u.s. in forma privata presso il Circolo Nautico Posillipo di Napoli – si è concluso il concorso per l’assegnazione di n. 3 premi in memoria del Prof. Bruno d’Alessandro, promosso dalle Associazioni “Comitato Civico Posillipo” e “Ambiente e Fauna”, su alcune tematiche ambientali di cui il Prof. d’Alessandro è stato convinto assertore e sostenitore.
Sono risultati vincitori, in base alle valutazioni espresse dalla Commissione giudicatrice, presieduta dal Prof. Guido Trombetti, Assessore alla Università e alla Ricerca scientifica della Regione Campania, già Rettore dell’Università degli studi di Napoli “Federico II”, il cui interessamento alla iniziativa è stato vivamente apprezzato:
1. MariaGiovanna Veneruso, Facoltà di Giurisprudenza, per un lavoro su “La gestione e la tutela della fauna selvatica: analisi della normativa interna, verifica di compatibilità con le fonti internazionali ed europee, prospettive di riforma”. Abstract e Conclusioni.
2. Adriano Di Prisco e Alessia Montesano, Facoltà di Veterinaria, per un lavoro a firma congiunta su “La fauna selvatica e il suo habitat. Uso, abuso, conservazione”. Abstract e Conclusioni.
Inoltre, le Associazioni proponenti, su proposta della Commissione giudicatrice, tenuto conto dell’impegno mostrato dagli altri partecipanti e degli spunti pregevoli contenuti nei loro lavori, hanno ritenuto di attribuire un riconoscimento ex-aequo ai candidati:
3a. Fatima Melis, per il lavoro sul tema riservato agli studenti della Facoltà di Architettura dal titolo: “Il paesaggio come elemento dello spirito. Napoli, la sua costa, il suo mare”. Sintesi
3b. Stefano Catalano, per il lavoro sul tema riservato agli studenti della Facoltà di Veterinaria dal titolo: "Malattie infettive delle specie esotiche" Tesi sperimentale. Viene studiato ed affermato uno dei principi fondamentali della ecologia e dell’equilibrio ambientale. Frontespizio Tesi e Conclusioni.
I rappresentanti dell’Associazione Ambiente e Fauna
Dott.ssa Paola Dantonio
Dott. Bruno Laterza
Il Presidente del “Comitato
Civico Posillipo”
Arch. Isabella Guarini
LA GESTIONE E LA TUTELA DELLA FAUNA SELVATICA: ANALISI DELLA NORMATIVA INTERNA, VERIFICA DI COMPATIBILITÀ CON LE FONTI INTERNAZIONALI ED EUROPEE, PROSPETTIVE DI RIFORMA
di MariaGiovanna Veneruso
ABSTRACT
Il lavoro si
propone di approfondire le tematiche relative alla gestione e alla tutela della
fauna selvatica sotto il profilo della normativa vigente, sia in ambito
internazionale sia in ambito interno.
Il primo capitolo
è dedicato al profilo definitorio, nel senso che si cerca di offrire una
definizione del concetto di fauna selvatica, al fine di meglio perimetrare
l'oggetto della trattazione. Si individua, così, una definizione propria del
senso comune, con alcune classificazioni, e una definizione tecnica,· elaborata
dagli studiosi; in particolare, si cita la nota definizione di La Greca,
entomologo, fondata sui tre aspetti fondamentali della dinamicità, della
storicità e della interattività.
Si accenna, poi,
al problema della estinzione delle specie animali, riportando alcuni dati
statistici relativi sia alle specie estinte negli ultimi decenni sia alle
specie a rischio di estinzione, secondo le più recenti stime effettuate dalla
Unione mondiale della Conservazione. Vengono, inoltre, indicati i più rilevanti
fattori incidenti sul processo di estinzione, quali i forti cambiamenti
climatici, l'inquinamento, l'urbanizzazione, la deforestazione, l'aumento
demografico, il commercio illegale degli animali, il bracconaggio, etc.
Nel secondo
capitolo viene analizzata in modo dettagliato la normativa, internazionale e
nazionale, avente ad oggetto la gestione e la tutela della fauna selvatica. La
trattazione è stata organizzata secondo diversi settori di interesse. Così, nel
primo paragrafo si affronta la problematica connessa al commercio
internazionale delle specie di fauna minacciate da estinzione. In questo
paragrafo, dopo aver esaminato il fenomeno nella sua dimensione concreta e
attuale, ci si sofferma soprattutto sulla analisi delle disposizioni contenute
nella Convenzione di Washington del 1973, nota anche con il suo acronimo
C.I.T.E.S., nonché dei regolamenti comunitari che ne danno attuazione (n.
338/1997, n. 997/2010) e della legge italiana di ratifica della Convenzione
stessa (l. 874/1975 e l. 150/1992). Nel secondo
paragrafo, invece, si procede alla disamina delle disposizioni dettate in tema
di giardini zoologici. In particolare, l'attenzione è dedicata alla direttiva
europea n. 1999/22 e alle leggi italiane che vi hanno dato attuazione (d.lgs.
73/2005, d.lgs. 192/2006). Viene così analizzata la procedura relativa
all'autorizzazione necessaria per l'apertura di un giardino zoologico e alle
ispezioni esperibili dalle autorità preposte al controllo. Il terzo paragrafo è, poi, dedicato
all' analisi delle disposizioni normative aventi ad oggetto l'attività
circense. In questo ambito, però, deve denunziarsi un'assoluta lacunosità della
disciplina, che merita forte censura; in realtà, in questo settore lo sforzo
del legislatore sembra tutto teso a regolamentare il flusso di finanziamenti da
riservare agli esercenti la attività circense, senza alcun impegno volto a
disciplinare le condizioni e il trattamento riservato agli animali impegnati
nei circhi. Si segnala anche un disegno di legge sul tema, che però risulta
giacere da tempo al Senato, in attesa di essere posto all'ordine del giorno. Nel quarto
paragrafo è contenuta la descrizione della disciplina relativa alla caccia e
all'attività venatoria, contenuta nella nota legge 157 del 1992. Particolare
attenzione viene dedicata, oltre che alle disposizioni che disciplinano
l'attività venatoria e le competenze riservate in materia alle Regioni e alle
province, alle norme che incriminano, prevedendo sanzioni penali, le condotte
di inosservanza delle relative disposizioni.
Infine, il quinto
paragrafo è
dedicato all'analisi delle disposizioni contenute nel codice penale a tutela
del sentimento per gli animali (libro II, titolo IX). In particolare ci si
sofferma sull'evoluzione normativa subita negli ultimi anni, con l'introduzione (2004) di un intero titolo dedicato a dettagliate fattispecie incriminatrici che puniscono molteplici condotte di maltrattamento, di
sfruttamento e di impieghi illeciti di animali; nonché con l'inasprimento delle
sanzioni penali e con la previsione di sanzioni accessorie. L'ultimo capitolo contiene alcune
osservazioni conclusive di sintesi e alcuni spunti propositivi in termini di
prospettive di riforma.
CONCLUSIONI
Dopo aver cercato di analizzare le varie normative inerenti alla tutela e alla gestione della fauna selvatica si può ritenere di non aver trovato una forte discrepanza tra le fonti internazionali e la normativa interna. Quest'ultima ha cercato e cerca di dare attuazione alle varie discipline internazionali senza però raggiungere dei veri risultati almeno per ciò che concerne determinati settori. In realtà, ciò che manca è una volontà concreta a preoccuparsi della salvaguardia delle specie animali attraverso ad esempio controlli costanti e a sorpresa nelle strutture che si occupano della gestione della fauna o che comunque possiedono una certa quantità si specimen. Le leggi analizzate focalizzano la loro attenzione sulla disciplina delle attività relative alla fauna selvatica senza concentrarsi su quelli che sono le necessità della fauna stessa. Dovrebbe dunque mutare la prospettiva di tutela, in cui l'animale dovrebbe essere messo al centro della disciplina internazionale e soprattutto interna, dovrebbero essere previsti controlli concreti e specificate le autorità competenti a effettuare questi ultimi, in possesso di poteri efficaci. La riforma del Codice penale introdotta dalla L.189\2004 sembrava aver centrato, almeno in parte, il problema ma le deroghe introdotte dall'art. 19-ter ne hanno senza dubbio vanificato la portata. Fino a quando le specie animali non verranno considerate alla pari degli uomini, e non oggetti da commercializzare, prede da cacciare, fenomeni da baraccone da ammirare, pelli e pellicce da indossare, non cambierà nulla e le leggi saranno solo la testimonianza che l'uomo ritiene di essere l'unico padrone del mondo e di tutto ciò che lo abita.
La fauna selvatica e il suo habitat. Uso, abuso, conservazione.
di Adriano Di Prisco e Alessia Montesano
ABSTRACT
I Serragli del futuro: realtà italiane ed internazionali
Il lavoro condotto propone un'analisi sulla tematica del mantenimento del benessere animale in esemplari tenuti in cattività nei Giardini Zoologici. Particolare attenzione è stata posta al rispetto dei criteri adottati dalla comunità scientifica internazionale per il Welfare animale soprattutto per le specie a maggior rischio di estinzione, che rientrano nelle appendici CITES (Convention on International Trade in Endagered Species), come leoni asiatici, tigri e panda giganti. È stata poi approfondita la tematica delle nuove tecniche e sperimentazioni, previste dagli EEP (programmi europei di riproduzione in cattività), a cui i singoli istituti possono aderire, per incrementare le popolazioni a rischio, mettendo a disposizione i propri esemplari. L'indagine, della durata di sette mesi, è frutto della collaborazione con cinque diverse strutture, tre italiane e due estere. Il Giardino Zoologico di Napoli, con le sue innumerevoli problematiche, mostra sforzi immensi per riportare la propria fama agli albori di qualche decennio addietro. La nuova gestione sembra aver dato forte slancio alla struttura con un progetto di restyling da ben 13 milioni di euro. Il Bioparco di Roma, grazie alla meticolosità e alla verosimiglianza degli exhibit proposti, si colloca tra i primi posti in Europa nella sua categoria. Fasanolandia, una struttura complessa, che confonde il pubblico con una duplice natura, integrando un paradiso terrestre con tecnologia Iudica d'avanguardia. Lo Smithsonian National Zoo di Washington D.C. vanta una delle strutture più complete al mondo e ospita numerose specie protette, spesso oggetto di importanti piani di riproduzione. L'Audubon Natural Institute, infine, che ha fatto della ricerca scientifica la sua arma vincente, conquistando lo status di leader del settore a livello mondiale. Le tre strutture italiane hanno permesso di focalizzare l'attenzione sullo stato in cui volgono gli zoo dell'area centro-meridionale, le altre due hanno consentito una comparazione necessaria al fine di ottenere una visuale di più ampio spettro. Durante i soggiorni presso codeste importanti realtà, è stato possibile intervistare anche lo staff tecnico, dando così particolare rilevanza agli aspetti medico-veterinari. Sono state, quindi, presentate riflessioni sulle difficoltà delle singole strutture, il più delle volte legate ad insufficienze logistiche o ad errate politiche manageriali, ma ne sono stati considerati anche i punti di forza, sui quali è necessario insistere per far progredire il processo di miglioramento. Conciliando le conoscenze medico-veterinarie, acquisite con la sensibilità verso la tematica della conservazione delle specie, sono stati ipotizzati, infine, possibili modelli compatibili con le singole necessità amministrative e l'etica professionale, alla stregua delle proposte avanzate dalla comunità scientifica, europea ed extraeuropea, dalla quale non si può certamente prescindere.

CONCLUSIONI
Questo lavoro è
nato dalla volontà di approfondire le nostre
conoscenze sull'argomento in esame e di render noto, attraverso una panoramica
generale, lo stato attuale dei principali giardini zoologici dell’ area
centro-meridionale della penisola italiana. Scegliendo di
partire da quanto a noi più familiare, ovvero lo Zoo di Napoli, ci siamo
addentrati in un territorio sicuramente non facile. Senza presunzione e con
tantissima voglia di imparare, siamo riusciti ad estendere l'analisi nella
direzione di realtà, paradossalmente, non molto distanti dalla nostra, per
quanto riguarda l'aspetto logistico, ma che hanno mostrato un'impronta
completamente diversa, se non diametralmente opposta, per quanto riguarda,
invece, la totalità delle attività svolte. Purtroppo abbiamo tristemente
constatato che le condizioni in cui versa il nostro Zoo sono ormai inaccettabili
e non possono più passare inosservate: un radicale rinnovamento si rende ora
necessario e improrogabile.
Il Bioparco di
Roma ha, diversamente, un approccio sicuramente più propositivo per quanto
riguarda la mission educativa ed è, prendendo come riferimento le realtà estere con le
quali siamo entrati in contatto, quello che maggiormente risulta conforme ai
criteri della rete internazionale degli zoo. Il parco di
Fansanolandia è stato sicuramente quello
che ha manifestato maggiori contraddizioni: a nostro avviso, è stato perso di
vista, a causa della complessità di questa struttura, l'aspetto fondamentale
scientifico-educativo che differenzia i giardini zoologici contemporanei dalle
antiquate manifestazioni fieristiche. Indagando a fondo, ci siamo resi conto che
questo elemento è presente, ma giace
velato, ed è a disposizione solo di chi
già possiede particolare predisposizione e attitudine verso l'argomento in
esame.
Il network europeo ha infatti preso atto che i parchi zoologici cittadini
dovranno vertere sempre più su di un modello in cui l'animale risulti
completamente integrato con il suo habitat naturale, cercando di ridurre al
minimo tutti i fattori che possano determinare la perdita delle caratteristiche
intrinseche. Solo una conoscenza scrupolosa dell'animale e delle sue abitudini
in natura potrà chiarificare quanto delicato sia un ecosistema e quanto
importante sia preservarne l'esistenza e, solo in questo modo, si potrà avere un
reale feedback positivo dalle nuove generazioni (e si spera anche dalle meno
giovani). Conseguenza di ciò è il tentativo di applicare la nuova filosofia de "l'uomo
in gabbia e l'animale libero", che punta a mimetizzare al massimo i percorsi per
i visitatori in modo da poter ammirare dall'esterno i diversi habitat ed il
comportamento degli animali in wild. Ci
auguriamo che, però, non si arrivi alla mistificazione e all'esasperazione degli
aspetti più crudi della vita "selvaggia', come proposto dal modello
cinese verso il quale si stanno orientando anche gli altri zoo dell'Est. Senza
nessuna via di fuga per la preda, il triste spettacolo si conclude in pochi
minuti. Definita
"live feeding", ovvero alimentazione in tempo reale, questa pratica
dà al visitatore, previo versamento di un esiguo corrispettivo in denaro, la
possibilità di assistere ad una battuta di caccia in tempo reale: un animale a
scelta verrà rilasciato nell'area di un grande predatore. Il suo prezzo può
variare a seconda della specie ed è consultabile su un apposito tariffario. Ciò
rappresenta un'errata mercificazione della violenza, in cui non vengono
rispettati i giusti equilibri competitivi che si ritrovano in natura, e ci fa
tornare in mente, piuttosto, i vecchi scontri tra gladiatori, in cui il popolo
di dilettava nell'assistere ad impari, crudeli e sanguinolenti scontri cruenti.
In questo modo, inoltre, passerebbe un messaggio del tutto errato: siamo di
fronte ad una natura crudele in cui tutto ha un prezzo, dove è inevitabile che il "forte"
vinca sul "debole", e dove l'uomo, dominatore incontrastato del mondo
e non più parte di esso, può averne continua conferma. Il nostro pensiero è
diametralmente opposto e auspichiamo che, quanto prima, assisteremo ad
un'inversione di tendenza
· Lo stress,
di cui già abbiamo accennato in precedenza. Esso è una risposta
cumulativa risultante dall'interazione dell'animale con il proprio ambiente e
che passa attraverso le vie nervose. Intense o prolungate stimolazioni -
possono provocare risposte anomale dell'animale. Esistono, inoltre, diversi
tipi di stress: somatico (il più evidente), psicologico, comportamentale
(anch’esso molto evidente in casi di marcato malessere) e misto. E’ veramente
difficile individuare uno stressor quando ha già agito in quanto, questo, può
avere diversa natura: può essere di tipo fisico, come l’essere maneggiato o il
contatto con l'uomo, oppure può essere di tipo somatico, come un suono
inaspettato, e così via. Pertanto è fondamentale la prevenzione. I
fattori psicologici giocano un ruolo essenziale nell'adattamento di un animale:
lo stato iniziale di apprensione può intensificarsi in stati di ansia, paura o
addirittura terrore. Ciò provoca, il più delle volte, un'intensa frustrazione
quando, ad esempio, le normali alternative sono negate o l'animale non può né
scappare né difendersi viste le limitazioni che la cattività comporta.
· È proprio la restrizione un altro importante fattore influente. Sancire la cattività di un animale è un'assunzione di responsabilità che i più sottovalutano. Ogni evento restrittivo si ripercuoterà necessariamente ed inevitabilmente sul comportamento, sia questo attraverso la riduzione dell'attività muscolare o l'immobilizzazione (ipocinesia) con sostanze chimiche, sia attraverso manualità fisiche.
Esistono
anche molte considerazioni coerenti con la natura degli animali; ad esempio, è doveroso rispettare i cicli circadiani e pertanto bisognerebbe operare
sugli animali diurni nelle ore di buio, viceversa per gli animali notturni. Ci
rendiamo conto che questa necessità non può essere sempre rispettata, ma
sarebbe un buon inizio tentare di creare le migliori condizioni per farlo,
evitando di trasportare gli animali su grossi e rumorosi camion a tutte le ore
del giorno e della notte, senza criterio alcuno. Durante le nostre
visite abbiamo avuto la possibilità di interloquire con il personale
veterinario e le patologie più frequenti che si rinvengono in cattività sono:
· Problemi
di tipo artrosico dovuti, il più delle volte, all'innalzamento della longevità
dei soggetti, oppure, in alcuni casi più precoci, ad un insufficiente sviluppo
delle masse muscolari, causati da recinti troppo ristretti, in fase di
accrescimento.
· Atteggiamenti
anomali e stereotipati, indice di un elevato grado di stress.
· Patologie
ossee di origine metabolica, legate maggiormente, ad errori nella dieta o
comunque di carattere manageriale.
· Patologie
legate all'accoppiamento tra esemplari con elevata consanguineità, il
cosiddetto inbreeding, che provoca un innalzamento del tasso di deformità,
strabismo, ipofertilità, infertilità, oppure, in caso di gravidanza, patologie
come il freemartinismo, oppure ancora agenesie o aplasie.
· Zoonosi,
epizoonosi e parassitosi, prevenute per lo più attraverso attenti piani
vaccinali, profilattici e con periodiche bonifiche delle aeree che ne
necessitano.
In conclusione il nostro lavoro vuole essere anche un monito per noi stessi, che ci apprestiamo ad intraprendere la carriera veterinaria, e per il lettore, ad una maggiore sensibilità verso la salvaguardia dell’ ecosistema in toto. L'etologia è una materia vastissima e sono innumerevoli le componenti che regolano il benessere animale, pertanto è da tener presente che non si può ottenere un buon risultato garantendo solo la possibilità di adempiere alle grandi funzioni organiche (mangiare, bere, dormire, etc.). La scienza è un mezzo eccezionale, ma pur sempre un mezzo, per combattere la guerra all’estinzione del regno animale; la vittoria risiede, però, nelle mentalità, nei modus vivendi delle popolazioni umane, che possono e devono scegliere di mettersi al servizio di un mondo che è, anche, ma non solo, il proprio.
IL PAESAGGIO COME ELEMENTO DELLO SPIRITO. NAPOLI, LA SUA COSTA, IL SUO MARE.
di Fatima Melis
SINTESI
La tesi parte da un excursus sull'analisi storica del contesto napoletano, incentrando l'attenzione sulla permanenza della toponomastica nell'attuale impianto urbano focalizzando l'interesse sulla città bassa, area portuale e mercantile.
Segue una descrizione della scelta dei punti focali su cui canalizzare l'attenzione in fase di progetto e su quali sono gli elementi e i collegamenti da ripristinare.
Descrizione del progetto di riqualificazione dell'area, sia a livello morfologico che a livello del significato storico e culturale cercando di enfatizzare l'importanza rivestita in passato da quest'area.
In allegato due tavole di ipotesi di progetto con scelta di assi privilegiati, organizzazione degli spazi, scelta della vegetazione e dei materiali da utilizzare.
Lì, 26
novembre 2010
|
UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI NAPOLI FEDERICO Il FACOLTÀ DI MEDICINA VETERINARIA |
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CORSO DI LAUREA MAGISTRALE IN MEDICINA VETERINARIA DIPARTIMENTO DI PATOLOGIA E SANITÀ ANIMALE Sezione di Patologia Aviare |
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TESI DI LAUREA
SPERIMENTALE IN Malattie Infettive delle Specie Esotiche |
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ADATTAMENTI MORFO-FUNZIONALI
NELLA PARASSITOFAUNA GASTROINTESTINALE DELLA COMUNITÀ DI LAGOMORFI IN PIEMONTE |
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Relatori: Candidato: Ch.mi Proff. Ludovico DIPINETO Matr.: N73/627 Laura RINALDI |
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ANNO
ACCADEMICO 2008/2009 |
CONCLUSIONI
L'introduzione di una specie animale esotica, in
particolar modo se non vi è un'adeguata gestione, può essere responsabile di un
serio danno per la fauna autoctona, sia a causa dell'instaurarsi di una
competizione diretta verso specie animali simili dal punto di vista ecologico e
biologico, sia per la possibilità di costituire un veicolo per l'introduzione
di patogeni in un nuovo ecosistema (Dove 2000; Rizzo e Garbelotto 2003).
L'ingresso di nuovi agenti può andare ad alterare il delicato equilibrio tra la
popolazione ospite e quella parassitaria; lo studio di Kennedy e Guégan (1994) è
solo uno dei tanti esempi che dimostrano come tali introduzioni possano
sbilanciare persino il più stabile dei sistemi ospite-parassita. Inoltre, le
teorie sempre più accreditate riguardanti il progressivo surriscaldamento del
pianeta (Harvell et aL 1999, 2002) ed i cambiamenti d'origine antropica
responsabili del declino di diverse comunità animali in natura (Daszak et al. 2000), sembrano essere
causa di un numero sempre più crescente di malattie infettive e parassitarie,
con un pesante e grave impatto sulle specie animali, che non possiedono adeguati
strumenti di difesa (Hudson et al. 2006; Mouritsen e Poulin 2002). In un contesto del genere,
la comprensione dei meccanismi, relativi alle interazioni trofiche tra
patogeni, ambiente esterno e popolazioni animali naturali, è un'assoluta
necessità.
Questa
tesi non rappresenta altro che uno studio esplorativo, un'indagine preliminare
riguardante la macro-comunità formata da lagomorfi e relative specie
parassitarie in Piemonte; molti approfondimenti sono necessari per poter
comprendere qual è la strada intrapresa
dall'evoluzione delle comunità parassitarie. Tra questi è sicuramente necessaria
un'analisi che chiarisca quale sia la nicchia fondamentale delle diverse specie
parassitarie; solo in tal modo potremo capire se si è instaurata a livello
parassitario quella che Holmes (1973) definisce “interactive site
segregation". Riportiamo un esempio che chiarisca questo concetto di
non facile acquisizione: T. calcaratus e T. retortaeformis potrebbero
parassitare lo stesso distretto anatomico intestinale di L. europaeus, entrando
di conseguenza in competizione, oppure, viceversa, potrebbero sfruttare nicchie
differenti, all'interno di tratti enterici differenti, a causa o di una
specificità di nicchia o dell' esito di un'interazione competitiva che relega
la specie perdente all'utilizzo di una nicchia sub-ottimale. Che sia dipendente
dalla nicchia o meno, le risposte adattative riscontrate in questo studio sono
esclusive modificazioni fenotipiche o alla base si è verificata una fissazione
genetica di tali caratteri? La risposta a tale domanda potrebbe costituire uno
spunto di ricerca futura, tanto più se si considera che gli studi sull'
eterogeneità genetica, all'interno di una popolazione parassitaria, sono
veramente pochi (Blouin et al. 1992, 1995; Dallas et al. 2001), e che la maggior
parte di essi evidenzia come differenze o similitudini fenotipiche, in realtà,
possano celare una co-specificità o, al contrario, l'evoluzione di nuove specie
parassitarie. Inoltre, l'indagine preliminare che questo studio rappresenta
potrebbe essere vista come un invito alla formulazione di un modello che parta
dall'analisi del parassita per giungere a conclusioni riguardanti la comunità
delle specie ospiti; in quest'ottica lo sviluppo di una ricerca, incentrata
sull'efficacia della reazione immunitaria, potrebbe fornire i presupposti per
un'analisi epidemiologica che coinvolga l'intera popolazione. Questo concetto
di “immuno-epidemiologia" potrebbe portare alla creazione di un
ponte tra le dinamiche che si succedono all'interno dell' ospite e quelle che,
invece, avvengono a livello di popolazione, sia ospite, che parassitaria (Gupta
et al. 1996).
In
conclusione, le diverse ipotesi di ricerca futura e questa stessa tesi non sono
assolutamente fini a sé stesse, in quanto si collocano in un ambito, quello
relativo all' ecologia evolutiva parassitaria, capace di racchiudere e di
permettere l'intersezione di molte discipline, dalla medicina umana e
veterinaria alle scienze agrarie, dall'epidemiologia alla gestione faunistica,
ed il cui studio può aiutarci nella comprensione dell'ecologia di comunità dei
vertebrati superiori. In tal senso le lacune sono ancora molte (Poulin 2007a) e
la richiesta di solidi modelli d'interazione ospite-parassita resta
estremamente elevata (Hatcher et al. 2006); considerate le premesse ed i
risultati conseguiti da questa tesi, la comunità dei lagomorfi presente sul
territorio piemontese, alpino e di pianura, rappresenta un sistema di assoluto
interesse per la realizzazione di un modello riguardante le interazioni,
ecologiche ed evolutive, tra i parassiti ed i propri ospiti.